giovedì 14 giugno 2012

Svizzera
Verso un’estensione fra i cristiani svizzeri del riconoscimento reciproco del battesimo / Esaminata dai presuli una nuova dichiarazione che amplierebbe il precedente accordo  
L'Osservatore Romano 
L’estensione del riconoscimento reciproco del battesimo fra le Chiese cristiane del Paese, gli sforzi per rispondere alle esigenze dei richiedenti asilo, la preoccupazione per le comunità cristiane perseguitate nel mondo, in particolare per quella residente in Siria: sono i principali argomenti sui quali si è confrontata la Conferenza dei vescovi svizzeri riunitasi nei giorni scorsi in assemblea nell’abbazia benedettina di Einsiedeln.
In Svizzera esiste attualmente un accordo sul riconoscimento reciproco del battesimo, stipulato nel 1973 dalla Federazione delle chiese protestanti, dalla Conferenza episcopale e dalla Chiesa cattolica-cristiana. Durante l’assemblea i vescovi hanno rivolto la loro attenzione al progetto formulato dalla Comunità di lavoro delle Chiese cristiane (Ctec) in Svizzera, in vista di una nuova dichiarazione sul riconoscimento del battesimo. L’intenzione è di allargarlo a tutti i membri della comunità. Alla base del progetto un’esortazione contenuta nella Carta ecumenica europea, siglata dalle Chiese membro della Ctec nel 2005, e il rapporto sul sacramento del battesimo redatto dalla Commissione di dialogo fra protestanti e cattolici romani, approvato dalla Conferenza episcopale nel marzo di quest’anno. Tale commissione è un organismo ecumenico composto da esperti della Federazione delle Chiese protestanti e della Conferenza episcopale. In una lettera, inviata alla Ctec, i vescovi cattolici hanno illustrato il loro punto di vista riguardo le premesse necessarie per un allargamento del riconoscimento del battesimo. A Einsiedeln i presuli hanno ringraziato tutti coloro che offrono una chance ai richiedenti asilo e apprezzano gli sforzi delle autorità nel seguire criteri di giustizia per quanto concerne le domande. Parlando del dibattito in corso sul diritto d’asilo, ricordano che «la solidarietà, la giustizia, l’attenzione verso i più deboli e il rispetto della dignità di ciascuno sono valori preminenti del nostro Paese». Questo atteggiamento corrisponde alla visione cristiana dell’uomo alla quale, sottolineano, ha fatto riferimento Benedetto XVI durante la sua recente visita ad Arezzo: «Essere solidali con i poveri è riconoscere il progetto di Dio creatore, che ha fatto di tutti una sola famiglia». La Conferenza episcopale segue, inoltre, con attenzione la precaria condizione dei cristiani in diversi Paesi, dove vengono minacciati e perseguitati. Purtroppo, affermano, «la situazione sembra peggiorare più che migliorare». Particolarmente preoccupanti le notizie che arrivano dalla Siria: qualche giorno fa, un responsabile della Chiesa greco-cattolica ha comunicato all’agenzia Fides che sarebbero fuggiti da Homs praticamente tutti i 138.000 abitanti cristiani. I vescovi svizzeri hanno esortato a pregare per tutti i cristiani oppressi nel mondo e a dare un aiuto con qualsiasi mezzo possibile. 

L'Osservatore Romano 14 giugno 2012