mercoledì 21 marzo 2012

(a cura Redazione "Il sismografo")
(Luis Badilla) Il Messico (Estados Unidos Mexicanos) ottenne formalmente la sua indipendenza dalla Spagna il 27 settembre 1821 e, quindi, come altri Paesi latinoamericani celebra in questi mesi il Bicentenario dell’indipendenza.(1)  Allora il suo vasto territorio era molto più grande di quell’odierno poiché includeva terre cedute poi agli Stati Uniti d’America.
La sua organizzazione istituzionale, politica è amministrativa è di tipo federale: 31 Stati più il Distretto Federale che coincide con la capitale, Città del Messico. Il Messico è un Paese di tipo presidenziale. Il Presidente della Repubblica, attualmente Felipe Calderón, titolare del potere esecutivo, è al tempo stesso Capo dello Stato e Capo del Governo. Viene eletto ogni sei anni e non è rieleggibile. Del potere Legislativo è titolare il Parlamento (Congreso de la Unión) composto da due assemblee: la Camera dei deputati (500 membri eletti ogni 3 anni) e il Senato (128 membri eletti ogni 6 anni e rinnovati per due terzi ogni tre anni). I 31 Stati e il Distretto Federale eleggono il Governatore e l’Assemblea legislativa.(2)
Il Messico, che fa parte della regione nordamericana, confina a nord con gli Stati Uniti d’America e a sud con il Guatemala e il Belice. La sua popolazione supera i 111 milioni di abitanti (in una sperficie di quasi 2 milioni di chilometri quadri) con una densità di 53 abitanti per chilometro quadro. Le due aree più estese sono gli Stati di Chihuahua e Sonora. Le aree più popolate sono invece il Distretto Federale (Città del Messico) e lo Stato di México.
Il nome del "Messico". E’ quasi certo che questo nome deriva dalla parola náhuatl "Mexihco" [metztli (luna), xictli (centro) e -co (in, il posto)], ma è molto discusso il suo vero significato. Tra le diverse ipotesi la più comune vorrebbe che la parola significhi: "Centro della Luna" o "Nel centro del lago della luna", uno dei nomi dato dagli autoctoni al Lago Texcoco.
Nella Costituzione del 1824 si usano indistintamente le espressioni "Nación Mexicana" e "Stati Uniti del Messico". La costituzione del 1857 parla invece di "Repubblica Messicana" (nome ufficiale), ma nel testo si usava anche l'espressione "Stati Uniti Messicani". L'odierna Costituzione vigente, promulgata nel 1917, e più volte modifcata (3) , usa invece l'espressione "Stati Uniti Messicani".(4)
Breve percorso storico. Si ritiene che l'odierno territorio messicano sia abitato (cacciatori e raccoglitori) da oltre 30mila anni e in questo ampio arco di tempo si sono succedeti numerose e diverse civiltà alcune delle quali molto progredite: Olmechi, Teotihuacán, Zapotechi, Maya, Aztechi. Venticinque anni dopo l'arrivo di Colombo, Francisco Hernández de Córdoba raggiunse la costa della dello Yucatán provenienti da Cuba (1517). Seguirono altre due espedizioni: quella di Juan de Grijalva (1518) e poi la più famosa, guidata da Hernán Cortés (1519). Il primo incontro tra gli spagnoli e gli indios fu pacifico ma presto diventò violento, e a volte, feroce. Gli ultimi capi dell'Impero Azteca, Cuitláhuac e Cuauhtémoc, morirono in cattività: il primo di vaiolo e il secondo giustiziato. Dopo la caduta della grande città di Tenochtitlan, espugnata dagli spagnoli con ogni mezzo, presto l'intero territorio passò sotto il dominio dei "conquistadores" con eccezione di alcune sacche di resistenza nel nord. Hernán Cortés gettò le basi di un vasto dominio territoriale ("Nueva España") che si estendeva dall'odierno Guatemala fino a gran parte del sud degli Stati Uniti d'America. Tra i primi missionari che arrivarono nel Paese si ricordano i nomi di: Vasco de Quiroga, Motolinía, Martín de Valencia, Bernardino de Sahagún, Diego de Landa, Junípero Serra, Sebastián de Aparicio e Bartolomé de las Casas.
Carlo V, nel 1535 nomina Viceré della "Nueva Spagna" Antonio de Mendoza che consolida il dominio spagnolo iniziato nel 1525; dominio che si estenderà per tre secoli, fino al 1821. All'inizio del 1800 mentre cresceva nel Paese il sentimento indipendentista scoppiarono, come nel resto dell'America Latina, numerose ribellioni contro la Spagna. Agli albori di queste vicende i messicani ricordano con particolare affetto due personalità: l'eroe indipendentista Melchor de Talamantes morto nel 1809 e il sacerdote Miguel Hidalgo y Costilla, che dalla città di Dolores Hidalgo, nello Stato di Guanajuato, guidò un esercito di indigeni contro la dominazione spagnola. Oltre alla conquista di numerosi centri abitati, la lotta di padre Hidalgo portó al primo Atto di indipendenza (Atto Solenne della Dichiarazione di Indipendenza del Nord America) firmato il 6 novembre 1813, ufficializzato dopo: il 27 settembre 1821.
Il 4 ottobre 1824 nasce la Repubblica e dovrà affrontare quasi subito due grossi problemi: iI coloni americani del Texas proclamano nel marzo 1836 la "Repubblica del Texas" mentre il Guatemala e la cosiddetta Repubblica dello Yucatán dichiarano la secessione. Nel 1862, una spedizione di Napoleone III, stabilisce l'Impero Messicano, guidato dall'arciduca Massimiliano d'Asburgo che fu poi fucilato per ordine del Presidente repubblicano Benito Juarez (19 giugno 1867). Intanto il Texas veniva annesso agli Stati Uniti. Nel 1846 il Messico rivendicò il territorio compreso tra il Rio Grande e il Rio Nueces e ciò portò alla la guerra tra il Messico e gli Stati Uniti (1846 - 1848) nel corso della quale Città del Messico venne occupata.
La guerra si concluse con la firma del Trattato di Guadalupe Hidalgo e il Messico fu costretto a cedere oltre il 40% del suo territorio (California, Nuovo Messico, Arizona, Nevada, Utah, la maggior parte del Colorado e del Wyoming).
Successivamente una nuova Costituzione disciplinò la struttura istituzionale del Paese dal 1857 al 1917. L'eroe della guerra con i francesi di Napoleone III, Porfirio Díaz divenne Presidente del Paese nel 1876, e  governò fino al 1911. Porfirio Díaz, si fece rieleggere nel 1910. Il suo avversario, Francisco Madero, denunciò brogli e gli scontri conseguenti portarono alla guerra civile messicana, detta anche “Rivoluzione messicana”. Prima che Díaz fosse costretto all'esilio in Francia (1911) dovette però affrontare importanti ribellioni popolari tra cui quella di Francisco Villa a nord e l'altra di Emiliano Zapata principalmente nello Stato di Morelos. Il nuovo Presidente, Francisco Madero, venne assassinato da Victoriano Huerta. Zapata venne assassinato nel 1919, Carranza nel 1920 e Francisco Villa nel 1923. La “Rivoluzione” finì  nel 1917, data della nuova Costituzione del Messico, ma le violenze si protrassero oltre l’assassinio di Álvaro Obregón (Presidente dal 1920 al 1924) nel 1928, proprio mentre celebrava la sua seconda vittoria elettorale nella capitale.
La Cristiada. La ribellione dei "cristeros" e “Los Arreglos”. Le misure anticlericali adottate dal governo di Plutarco Elías Calles, per attuare, a suo dire, a pieno il dettato costituzionale del 1917 (5)  , nel 1926 scattenarono "la rivolta dei cristeros" (1926 - 1929). Una parte importante dei cattolici diede vita alla "Lega Nazionale per la Libertà Religiosa" sostenuta anche da ampi settori dell'Azione Cattolica. In questo clima alcuni gruppi cattolici, detti "cristeros", scelsero la via violenta appellandosi al motto "Viva Cristo Re", con lo scopo di ottenere una riforma costituzionale a garanzia della libertà religiosa. Il 21 giugno 1929 le parti, Chiesa e Governo, trovarono un accordo (“Arreglos”) che prevedeva il rispetto, almeno formale, della libertà religiosa, ma settori dei "cristeros" non condivisero l'accordo e continuarono la loro lotta per oltre un decennio. La delicata questione, in particolare l’uso delle armi da parte di un cristiano “per difendere i diritti di Dio e della fede”, arrivò ovviamente fino alla Santa Sede dove le analisi e raccomandazioni provocaron un dibattito fra grandi personaggi della Chiesa: Papa Pio XI, l’arcivescovo di Morelia Leopoldo Ruiz y Flores, il vescovo di Tabasco, Pascual Díaz y Barreto, il vescovo di Veracruz Rafael Guizar y Valencia (canonizzato nel 2006), i Segretari di Stato cardinale Pietro Gasparri e poi Eugenio Pacelli.
Calles divenne Capo massimo della rivoluzione alla morte di Álvaro Obregón. Nel 1929 fondò il Partido Nacional Revolucionario e nominò Presidente della Repubblica Emilio Portes Gil per il periodo dal 1928 al 1930.  Gli anni trenta furono segnati dalla presidenza di Lázaro Cárdenas del Río, dal 1934 al 1940, che desiderava fare del un paese socialista. Il Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) prese il potere nel 1946 e governò il paese senza interruzione fino al 2000, quando ci fu la vittoria di Vicente Fox Quesada, candidato del Partito Azione Nazionale (PAN). Alla presidenza di Fox Quesada (2000 – 20o6) seguì quella dell’attuale governante Felipe Calderon (2006 – 2012).
Note
(1) Il 12 dicembre 2011, nella Basilica Vaticana, nel giorno della solennità della Madonna di Guadalupe, Benedetto XVI ricordò con una Celebrazione Eucaristica questa ricorrenza.
  (2) In Messico si svolgeranno elezioni il 1° luglio 2012 per eleggere il Presidente della Repubblica, 128 senatori e 500 deputati federali.
(3) L’ultima volta, lo scorso 15 dicembre. La riforma (art. 24) si riferiva alla piena libertà di ogni cittadino per professare la propria fede in privato e in pubblico.
  (4) La Reale Accademia Spagnola dell Lingua considera ugualmente corretta le due dicture usate per nominare il Paese: "México" e "Méjico" (il suono della "x" e della "j" è identico).
(5) Alcune delle misure anticlericali di Calles: la requisizione di molti beni ecclesiastici, la chiusura di molte scuole cattoliche e la soppressione degli ordini religiosi, impedendo di fatto la possibilità di divenire frate o suora, privando dello stato civile e del diritto di voto i religiosi ed arrivando ad arrestare chi avesse fatto battezzare i propri figli o chi avesse espresso l'intenzione di seguire la vita religiosa. In alcune città i dipendenti statali furono costretti a scegliere se rinunciare alla fede o al posto di lavoro.